Il Tribunale di Foggia, con sentenza del 9.11.20, in ossequio al recente indirizzo della Cassazione, statuitisce la nullità della capitalizzazione trimestrale degli interessi per i contratti di conto corrente stipulati in data anteriore all’entrata in vigore della delibera CICR 9.2.00 anche se la Banca abbia rispettato le prescrizioni di cui all’art. 7) della stessa delibera CICR, vale a dire la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e la rituale comunicazione per iscritto alla clientela entro il 31.12.00, giacché la stessa delibera postula anche che le nuove condizioni non comportino un peggioramento rispetto a quelle precedenti, mentre il peggioramento è in re ipsa nel passaggio da un anatocismo non dovuto, perché nullo, ad un anatocismo valido.

Nel caso di specie, in assenza di accordo sottoscritto tra le parti, il Tribunale ha condannato la Banca alla restituzione di tutte le somme incassate in virtù della capitalizzazione applicata, riducendo sensibilmente la debitoria.

Tribunale di Foggia, sent. del 9.11.20

Trib. Foggia sent. 9.11.20

La Corte di Appello di Bari sancisce la nullità assoluta delle fideiussioni omnibus predisposte sulla scorta del modello predisposto dall’ABI per violazione delle norme antitrust.

Tribunale di Bari, sent. n. 526 del 2018

Corte appello-di-bari-sentenza-n.-526-del-21-marzo-2018

Il Tribunale di Napoli, in linea con la sentenza della Corte di Giustizia Europea n. 383/18, statuisce che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore, senza distinguere tra costi upfront e recurring.

Tribunale di Napoli, sent. n. 1340 del 2020

Trib. Napoli 7.2.20 - legittimazione passiva x premio e comm.ni intermediaz. - appl. 125.2 ante 2010 - rimb. up front e recurring - nulla clausola esclusione rimb

Il Tribunale di Larino, già nel 2014, statuiva che il pagamento di interessi illegittimi nel corso del rapporto contrattuale non costituisce adempimento di un’obbligazione naturale, non essendo configurabile alcun dovere morale o sociale ad adempiere una siffatta prestazione.

Tribunale di Larino, sent. n. 116 del 2014

Tribunale Larino sent. n. 116 - 2014

La Corte di Appello di Bari, con sentenza n. 1823 del 25.10.18, nel confermare la sentenza di primo grado del Tribunale di Foggia con cui veniva annullata una debitoria del correntista di circa € 30.000,00 nei confronti della Banca, ha sancito il principio secondo cui è nulla la clausola di determinazione degli interessi ultralegali, qualora il contratto di conto corrente porti la sottoscrizione del solo correntista, per mancanza di valida convenzione scritta ex art. 1284, 3 comma, cc..

Corte di Appello di Bari, sent. n. 1823 del 25.10.18

Corte Appello Bari sentenza 25.10.18

Il Tribunale di Larino ribadisce il principio già espresso dalla Cassazione secondo cui per le rimesse che non hanno carattere solutorio, la prescrizione decorre dalla data di estinzione del rapporto di conto corrente al quale esse sono inerenti e condanna l’Istituto di credito al pagamento della somma di € 176.496,78, oltre interessi.

Trib. Larino sent. n. 288 del 2018

sentenza

Illegittima la segnalazione “a sofferenza” alla Centrale Rischi della Banca d’Italia senza il preavviso al correntista.

Trib. Foggia N.R.G. 2953 del 2018

Scan_20181013_113547

In molte occasioni la banca ha spinto i soci, anche con scarsa esperienza in materia di investimenti, ad investire grandi quote dei propri risparmi in azioni della banca, anche per importi superiori a 100.000 euro.

E’ evidente che tali importi di investimento in titoli illiquidi non sono adatti a comuni risparmiatori, siano essi professionisti, piccoli imprenditori, pensionati e lavoratori, che, si sono semplicemente fidati dei suggerimenti dei consulenti e direttori delle filiali, senza essere effettivamente consapevoli del livello di rischio delle azioni emesse dalle banche popolari non quotate in borsa.

Infatti, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie continua ad emettere condanne della banca, ed ha accolto domande di risarcimento del danno fondate sull’allegazione degli inadempimenti dell’intermediario, la cui condotta, nei casi esaminati, non risulta essere stata conforme alla diligenza qualificata richiesta nella prestazione del servizio.  In particolare viene rimproverato a BPB di non aver fornito un’informativa sufficientemente precisa sui titoli azionari oggetto dell’investimento e sulle loro caratteristiche.

Gli unici riferimenti informativi risultavano infatti rappresentato da generici rinvii alla documentazione messa a disposizione del pubblico o alla documentazione che l’intermediario era tenuto a pubblicare quale emittente.

Altre violazioni sono state riscontrate rispetto alla attribuzione del profilo di rischio del cliente. Le dichiarazioni rese dai clienti nel rispondere alle domande del questionario, si sono dimostrate, infatti,  scarsamente compatibili con la loro qualificazione come investitori dotati di un profilo di rischio “alto” o “medio alto”.

Però, va osservato che la quantificazione del danno, come  stabilita dal collegio arbitrale, è stata efficace solo in parte a tutelare i risparmiatori. Infatti il risarcimento è stato calcolato in misura corrispondente alla differenza fra il prezzo di acquisto delle azioni e il prezzo unitario a cui risultavano effettuati i pochissimi scambi sul sistema multilaterale di negoziazione HI-MTF, vale a dire pari a 6 euro nelle  decisioni emesse lo scorso  maggio.

Ma, in realtà, a tale prezzo per i clienti non è mai stato praticamente possibile vendere le azioni per mancanza di compratori. Il prezzo teorico d’asta oggi è di 2,38 euro, ed è destinato, con ogni probabilità a scendere ancora.

Inoltre, nonostante le condanne, Banca Popolare di Bari ha deciso di non ottemperare alle decisioni dell’ACF,  per cui gli interessati dovranno, ora, rivolgersi comunque al tribunale,  per vedere effettivamente soddisfatte le proprie ragioni.

Se hai investito in azioni o obbligazioni emesse e collocate da Banca Popolare di Bari occorre esaminare i contratti e i documenti, al fine di procedere alle opportune iniziative per la restituzione dei risparmi e il risarcimento dei danni. 

Impugnabili le azioni Banca Popolare di Bari – L’Arbitro per le Controversie Finanziarie condanna la Banca Popolare di Bari al risarcimento dei danni in favore dei clienti per violazione degli obblighi informativi e per inadeguatezza al loro profilo di rischio.

[embeddoc url=”http://www.studioruocco.it/it/wp-content/uploads/2018/09/ACF-azioni-BPB-febbraio-2018.pdf” download=”all” viewer=”google”]

Banca condannata al pagamento della somma di € 345.409,98, oltre interessi, in favore del correntista!

È nulla la clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anche per il periodo successivo alla Delibera CICR del 9.2.00 in mancanza di una previa e specifica comunicazione scritta al cliente delle nuove condizioni applicate (Trib. Foggia sent. n. 1646/18 del 13.6.18).

Trib. Foggia sent. n. 1646 del 2018

Trib. Foggia sent. n. 1646 del 2018

LA SENTENZA

Con la sentenza n. 7779/2015, pubblicata il 25/05/2015, il Tribunale di Napoli ha chiarito che: “(…) poiché le istruzioni di vigilanza, adottate dalla Banca d’Italia sulla base del potere ad essa conferito dal medesimo articolo 117, impongono che i contratti di mutuo riportino il valore dell’ISC, la carenza di tale indicazione determina la nullità del contratto, anche se, come nella specie, siano esposti gli elementi che concorrono alla determinazione di tale parametro”.

LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Il riferimento normativo della sentenza in esame è l’art. 117 del TUB che, al comma 8, stabilisce che “La Banca d’Italia può prescrivere che determinati contratti, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d’Italia”.

Le istruzioni che assumono rilievo per la questione in esame sono quelle del 25 luglio 2003, denominate “Istruzioni di vigilanza per le Banche”, promosse dal Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) con delibera del 4 marzo 2003 (artt, 9 e 12 della delibera), ed entrate in vigore a partire dal 1 ottobre 2003 (art. 14 della delibera).

Nelle suddette istruzioni, al Titolo X, capitolo 1, Sezione II, paragrafo 9 (“indicatore sintetico di costo”) viene stabilito che “Il contratto e il “documento di sintesi” di cui al par. 8 della presente sezione riportano un “indicatore sintetico di costo” (ISC)”, calcolato conformemente alla disciplina sul tasso annuo effettivo globale (TAEG), ai sensi dell’art. 122 del T.U. e delle relative disposizioni di attuazione, quando hanno a oggetto le seguenti categorie di operazioni indicate nell’allegato alla delibera del CICR del 4 marzo 2003 (1):

  • mutui;
  • anticipazioni bancarie;
  • altri finanziamenti”.

Pertanto l’ISC, a norma del paragrafo 9, sezione II delle Istruzioni della Banca d’Italia, deve essere riportato non solo nel documento di sintesi, ma anche nel contratto. Esso, dunque, costituisce una condizione principale del contratto.

LE CONCLUSIONI DEL TRIBUNALE DI NAPOLI

Appare quindi chiaro il quadro normativo di riferimento della sentenza 7779/2015 del Tribunale di Napoli: dal primo ottobre 2003 tutti i mutui sottoscritti devono riportare espressamente l’indice sintetico di costo (ISC) del finanziamento. Qualora ciò non avvenisse, mancando il contratto dei requisiti qualificativi e informativi stabiliti dalla Banca d’Italia, il contratto bancario è nullo.

Ed è proprio in forza di tale principio che il Tribunale di Napoli ha stabilito la nullità del contratto di mutuo che non riportava l’indice sintetico di Costo: “(…) poiché le istruzioni di vigilanza, adottate dalla Banca d’Italia sulla base del potere ad essa conferito dal medesimo articolo 117, impongono che i contratti di mutuo riportino il valore dell’ISC, la carenza di tale indicazione determina la nullità del contratto, anche se, come nella specie, siano esposti gli elementi che concorrono alla determinazione di tale parametro”.

IL RISARCIMENTO PER IL CLIENTE

Come noto, tutto ciò che è stato pagato in forza di un contratto nullo deve essere restituito, e pertanto il ricorrente ha ottenuto la restituzione di tutti gli interessi pagati nel corso del rapporto. Si ravvisa, infatti, che il caso in specie non rientra tra quelli previsti dall’art. 117, comma 7, che prevedono l’applicazione dei tassi sostitutivi TUB.

ALTRI PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Dello stesso avviso è stato il Tribunale di Cagliari, che con la recente sentenza n. 5295/2016 del 29.03.2016 ha chiarito che “la mancata indicazione dell’ISC, che si verifica anche nell’ipotesi in cui vengano indicate solamente le singole componenti di costo, determina la nullità del contratto sia per violazione del precetto di cui all’art. 117 TUB (in tal senso, Tribunale di Napoli, sentenza n. 779 del 25.5.2015) sia per violazione di norma imperativa ex art. 1418 c. 1 c.c..

Con riferimento a tale ultimo aspetto, il Tribunale di Cagliari evidenzia come la nullità del contratto di mutuo non deriva solo dal mancato rispetto dell’art. 117 del TUB, ed in particolare “L’inserimento in contratto dell’ISC, difatti, lungi dall’essere solo obbligo di comportamento del finanziatore, costituisce un obbligo posto a presidio di interessi pubblici di primaria importanza e non solo del cliente: la trasparenza delle condizioni economiche del contratto mediante l’indicazione del costo complessivo dell’operazione non consente solo al cliente di cogliere il senso complessivo dell’operazione, ma altresì di comparare le proposte contrattuali presenti sul mercato così da orientarlo nella scelta della proposta più conveniente e di garantire la più ampia concorrenza tra gli operatori”.

logo-footer